Niente di nuovo sul fronte occidentale [scheda libro]

Ott
16

Francia nord-occidentale, anno 1917.
L’aria è tersa e il bosco sembra quieto. I grilli saltellano da un filo d’erba all’altro. È una mattina come un’altra. Il sole si alza lentamente e la brina piano piano se ne va, indifferente.
Poi un proiettile fende l’aria, la taglia in due. Remarque sgrana gli occhi. È solo, sdraiato in una buca da diciotto ore. E’ solo col cadavere di un soldato francese. Solo in mezzo a un campo di combattimento nel pieno della Prima guerra mondiale. Quella guerra che lo strappò dalla vita tranquilla dello studente e dalla letteratura. La guerra che cambierà per sempre la sua esistenza - come quella di migliaia, milioni di ragazzi come lui, tedeschi e non – simbolo di un’umanità annientata, distrutta dentro a divise che nascondono la fragilità di quei corpi in fondo ancora giovani.
Ospedale militare. Remarque siede al capezzale dell’amico ferito di quelle ferite per cui gli infermieri non si fermano neanche a verificarne le condizioni. Ma lui lo incoraggia ugualmente e intanto pensa a cosa raccontare alla madre, la stessa a cui aveva promesso che gli avrebbe riportato il figlio vivo.
Gli scontri si susseguono, mese dopo mese. Col grigio che tutto pervade appena rischiarato da pennellate di colore, benché tenue, portate dalla felicità per il ritrovamento di una gallina in mezzo ai campi o l’incontro fortuito con delle ragazze francesi. Lampi di luce in un mondo impazzito.
Poi arriva la licenza. Tornare a casa, dai genitori e la sorella. Il paese svuotato dalla fame. Gli amici spariti.
E ancora sul fronte chiedendosi cos’era a dargli la forza per compiere azioni simili, di avere come ultimo fine lo spezzare la vita di ragazzi come lui, esternando con lucidità devastante la follia che si cela dietro tanta violenza: “Un ordine ha trasformato queste figure silenziose in nemici nostri; un altro ordine potrebbe trasformarli in amici. Intorno a un tavolo un foglio scritto viene firmato da pochi individui che nessuno di noi conosce, e per anni diventa nostro scopo supremo ciò che in ogni altro caso provocherebbe il disprezzo di tutto il mondo e la pena più grave. Chi può distinguere e giudicare, quando vede questi poveri esseri silenziosi coi loro volti di fanciulli e con le loro barbe d’apostoli!”.

Dieci anni dopo la fine dell’incubo, Remarque riesce finalmente a concretizzare quelle immagini che nessun uomo, di nessuna età dovrebbe vedere; le esterna, le getta su carta sperando di liberarsene producendo una delle più impressionanti, straordinarie e toccanti testimonianze che supera per intensità anche le più grandi produzioni holliwoodiane perché in grado di toccare l’anima grazie al raggiungimento di una consapevolezza, che arriva improvvisa ma schietta e chiara come un lampo perché “son parole, parole, ma abbracciano tutto l’orrore del mondo”.
Le pagine scorrono veloci in un susseguirsi di immagini assurde, incredibili ma vere. Mentre nuove consapevolezze sfiorano le menti di vent’enni morti dentro perché “Se fossimo tornati a casa nel 1916, dal dolore e dalla forza delle nostre esperienze si sarebbe sprigionata la tempesta. Ritornando ora, siamo stanchi, depressi, consumati, privi di radici, privi di speranze. Non potremo mai più riprendere il nostro equilibrio”.
E ancora il loro pensiero scivola verso quei coetanei rimasti a casa: “Davanti a noi infatti sta una generazione che ha, sì, passato con noi questi anni, ma che aveva già prima un focolare ed una professione, ed ora ritorna ai suoi posti d’un tempo, e vi dimenticherà della guerra; dietro a noi sale un’altra generazione, simile a ciò che fummo noi un tempo; la quale ci sarà estranea e ci spingerà da parte. Noi siamo inutili a noi stessi”.
Un libro fondamentale, una testimonianza tra le più sbalorditive che porta alla luce gli orrori di una guerra spesso relegata in secondo piano, nella memoria comune, perché offuscata dal ricordo ancor più terribile della sua “sorella maggiore”.

Recensione di Niente di nuovo sul fronte occidentale, di Erich Maria Remarque - Oscar Mondadori – a cura di Marco Negri.

1 commento

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Staff

al nostro nuovo collaboratore MARCO NEGRI che curerà alcune recensioni di libri per questo sito.
Grazie,

"Se uccidi un uomo sei un assassino.
Se uccidi milioni di uomini sei un conquistatore.
Se li uccidi tutti sei Dio."