Russ Kick - "Tutto quello che sai é falso", "Tutto quello che sai é falso 2", [ scheda libro ]

Dic
12

Indubbiamente la tecnologia ha fatto fare passi da gigante all’informazione , che ora viene divulgata in tempo reale attraverso molti canali mediatici quali stampa, televisione, radio, internet, telefonia ecc…..tutti i Signori del media buisness si innalzano a portatori della Verità assoluta, ognuno di loro in modo suadente ti seduce cercando di convincerti che é come dice lui……..
E’ da parecchio tempo che, purtroppo, non riesco ad avere totale fiducia nell’informazione, questo proprio per quanto su esposto, tutti sono portatori di verità, ma é sempre la loro verità, colorata dalle loro idee politiche e prezzolata in base al proprietario della testata o della televisione.
Sentivo la necessità di trovare non tanto la verità assoluta (penso sia veramente impossibile) quanto una versione dei fatti e delle cose che mi mettesse un sano seme del dubbio e mi facesse analizzare i fatti con occhio più critico.
TUTTO QUELLO CHE SAI E’ FALSO non é la Bibbia ma é un coraggioso tentativo di Russ Kick (giornalista americano) di raccontare in modo completo e il più imparziale possibile argomenti veramente scottanti come 11 settembre, aids, banca vaticana, cia, crimini di guerra e quant’altro.
L’autore si limita a raccogliere articoli o saggi realizzati da altri giornalisti cercando di fornire soprattutto quelle notizie che per convenienza (sia essa economica che politica) non venivano date e tuttora non vengono divulgate. Parecchi articoli vengono tratti anche dal sito Disinformation e Indymedia, punti di riferimento per chi cerca notizie non dettate dai soldi ma dai fatti.
Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che nessuno può garantire che quello scritto nel libro sia vero ma bisogna dare atto al fatto che nonostante siano alla quarta edizione l’autore non ha ancora ricevuto smentite o querele per quanto esposto.
Consiglio la lettura di questo libro non tanto perchè il tutto potrebbe essere vero (come però purtroppo temo) quanto piuttosto perchè ha la capacità di infondere un profondo senso critico nei riguardi di quanto ci viene passato come informazione.

ESTRATTO DA "TUTTO QUELLO CHE SAI E' FALSO 2":

"GUERRA AL TERRORISMO", L'ULTIMA MENZOGNA DELLA PROPAGANDA

di William Blum

"Il nemico era e rimane qualsiasi governo, movimento, o anche individuo, che
si opponga all'espansione dell'Impero americano, qualsiasi sia il nome che
gli si affibbi, comunista, Stato Farabutto, trafficante di droga,
terrorista..."

Questo intervento fu tenuto all'Universita' del Colorado a Boulder il 16
ottobre 2002.
Buonasera, mi fa molto piacere essere qui, specialmente visto che le bombe
non hanno ancora cominciato a cadere. Parlo dell'Iraq e non di Boulder; se
non vi comporterete bene e se non smetterete d'invitare persone come me a
parlare, Boulder verra' dopo l'Iraq e l'Iran.
La prima volta che ho parlato in pubblico dopo lo scorso 11 settembre, ero a
un dibattito all'Universita' del Nord Carolina. Grazie a quel dibattito, io
e altre persone siamo stati inseriti in una lista da un'organizzazione
fondata da Lynne Cheney, la moglie di Tu-Sai-Chi. Il programma
dell'organizzazione puo' essere riassunto da una relazione pubblicata che
s'intitola "Difendere la nostra civilta': le mancanze delle nostre
universita' nei confronti dell'America e cio' che puo' essere fatto a
riguardo". Nella relazione e sul loro sito Web, sono inseriti un gran numero
di commenti, fatti dal corpo insegnante e da studenti di varie scuole, dai
quali emerge quanto queste persone non accolgano favorevolmente il nuovo
impeto bombardiero americano. Oltretutto essi si sono resi colpevoli di aver
suggerito che qualche straniero potesse attualmente avere dei buoni motivi
per odiare gli Stati Uniti (quello che io chiamo, "il filone di pensiero
straniero che odia gli Usa").
A causa di quella lista, insieme a cose che ho scritto successivamente,
l'anno scorso ho ricevuto molte lettere di protesta, anzi, per essere
esatti, molte e-mail. Sto ancora aspettando di ricevere la mia prima e-mail
all'antrace. Beh, se ci possono essere i virus nelle e-mail perche' non i
batteri?
Le lettere di protesta quasi mai contestano fatti o idee da me espressi, ma
mi accusano principalmente di non essere patriota. Parlano di una sorta di
patriottismo cieco ma, anche se avessero una visione piu' equilibrata di me,
avrebbero comunque ragione. Io non sono un patriota, io non voglio essere
patriottico, anzi mi spingo fino all'asserire che sono patriotticamente
limitato.
Molte persone di sinistra, oggi come negli anni '60, non vogliono lasciare
la questione del patriottismo ai conservatori. La gente di sinistra insiste
nel dire che sono loro i veri patrioti perche' chiedono agli Stati Uniti di
vivere secondo principi professati storicamente. Tutto cio' va bene ed e'
buono, ma io non sono di sinistra. Non credo che il patriottismo sia uno
degli aspetti piu' nobili degli esseri umani. George Bernard Shaw scrisse
che il patriottismo e' la convinzione che il tuo paese sia superiore agli
altri per il semplice fatto che ci sei nato tu; ricordatevi inoltre che i
tedeschi che sostenevano il governo nazista possono essere visti come dei
patrioti, e, infatti il governo tedesco li definiva tali.
Il 2001 non e' stato un anno facile per una persona come me, visto che siamo
stati sommersi da un'orgia di patriottismo. Come si puo' sopravvivere a
frasi del tipo "Noi siamo uniti" e "Dio benedica l'America"? E la bandiera?
Quella e' presente ovunque. Compro una banana ed eccola la', una bandiera
attaccata sopra la buccia. e' questo il modo di farci diventare tutti eroi?
Per esempio, il sindaco di New York, Rudy Giuliani, e' diventato un eroe.
Fino al 10 settembre era un arrogante, un reazionario spietato, e tutto ad
un tratto diventa un eroe e un uomo di stato che parla di fronte all'ONU.
Anche George Bush e' diventato un eroe, le persone che fino al 10 settembre
lo definivano un ritardato mentale, dopo l'11 lo salutarono come un eroe e
un dittatore.
Nell'opera teatrale di Bertolt Brecht un personaggio dice all'altro: "Triste
e' quel paese che non ha eroi". E l'altro personaggio risponde: "No, triste
e' quel paese che ha bisogno di eroi".
Anche se non ho prestato la mia lealta' ad alcun paese o governo, io sono,
come del resto molti di voi, fedele a certi principi come la giustizia
politica e sociale, la democrazia economica e i diritti umani.
La morale del mio messaggio per voi e' la seguente: se il vostro cuore e il
vostro cervello vi dicono chiaramente che il bombardamento di contadini
depauperati, affamati e innocenti non aiutera' a portare piu' sicurezza al
popolo americano, allora dovreste protestare con ogni mezzo che avete a
disposizione, e non preoccupatevi di essere definiti "non patriottici".
Purtroppo ci sono state scarse proteste contro il bombardamento
dell'Afghanistan, e questo ci fa capire in che misura gli eventi avessero
intimidito le persone; gli eventi e la crescita dei poteri della polizia,
capitanata dall'Ayatollah John Ashcroft. Penso che quest'assenza fosse
dovuta anche al fatto che le persone ritenevano che qualsiasi orrore
causassero i bombardamenti, questi aiutassero anche a liberarci di qualche
terribile terrorista anti-americano.
Ma delle migliaia di afgani che sono morti sotto le bombe americane quanti
credete avessero preso parte agli eventi dell'11 settembre? Faccio
un'ipotesi approssimativa e dico "nessuno". E quanti credete abbiano mai
preso parte ad altri atti terroristici contro gli Stati Uniti? Non lo
sapremo mai con certezza ma la mia ipotesi si aggira intorno all'uno, se poi
ce ne sono realmente stati. Dopotutto gli atti terroristici non accadono
molto spesso e di solito sono gestiti da un pugno di uomini.
Quindi, fra tutti i morti a causa delle incursioni americane e' possibile
che alcuni di questi terroristi siano stati colpiti, tenendo anche conto che
molti di loro si trovavano gia' in prigione?
E ricordate che la maggioranza delle persone che si trovava nei campi di
addestramento di al Qaeda in Afghanistan era la' per aiutare i talebani
nella loro guerra civile, niente a che fare col terrorismo o con gli Stati
Uniti, per loro era una questione religiosa, cosa che non ci riguardava. Li
abbiamo uccisi comunque, o tenuti prigionieri in terribili condizioni nella
base di Guantanamo a Cuba. Ormai i prigionieri sono li' da molto tempo,
senza vedere avvicinarsi cosi' la fine della prigionia e molti di loro hanno
gia' tentato il suicidio svariate volte.
Cio' che e' davvero degno di nota e' che quello che chiamiamo il nostro
governo sta ancora andando in giro a buttare grandi quantita' di esplosivi
estremamente potenti sopra le teste di persone indifese. Le cose non
dovevano andare in questo modo. A partire dalla fine degli anni '80, Michail
Gorbaciov pose fine allo stato di polizia sovietico; poi il muro di Berlino
fu smantellato e tutte le persone dell'Europa dell'est festeggiarono
gioiosamente l'arrivo di un "nuovo giorno", il Sud Africa libero' Nelson
Mandela e l'apartheid comincio' a sgretolarsi. Haiti ebbe le sue prime
elezioni libere e scelse come presidente un progressista genuino. Sembrava
che tutto fosse possibile, l'ottimismo era diffuso cosi' come lo e' oggi il
pessimismo.
Gli Stati Uniti si unirono a queste celebrazioni. Poche settimane dopo la
caduta del muro di Berlino invadevano e bombardavano Panama e stavano anche
intervenendo senza pudore nelle elezioni in Nicaragua per sconfiggere i
sandinisti.
Poi, quando l'Albania e la Bulgaria che, a detta dei nostri media, erano
state "appena liberate dalla morsa del comunismo", osarono eleggere governi
non accettabili per gli Usa, Washington s'intromise e li fece cadere.
Poco dopo arrivarono i bombardamenti sul popolo iracheno, che durarono per
40 orribili giorni, senza pieta' e senza una buona o onesta ragione; tutto
cio' fu fatto in nome della nostra speranza in un mondo diverso e migliore.
I nostri capi, pero', non avevano ancora finito. Poco dopo attaccarono la
Somalia, ancora bombe e morti, e nel frattempo hanno continuato a bombardare
l'Iraq per anni.
Sono intervenuti per sedare movimenti di protesta in Peru', Messico, Ecuador
e Colombia, cosi' come ai tempi della Guerra Fredda negli anni '50 e
nell'America Latina negli anni '60, '70, '80 e ancora negli anni '90.
Successivamente, hanno bombardato gli jugoslavi per 78 giorni e altrettante
notti.
Di nuovo, l'anno scorso, sono intervenuti grossolanamente e apertamente su
un'elezione in Nicaragua per prevenire la vittoria della sinistra.
Mentre, ovviamente, stavano bombardando l'Afghanistan che ha gia'
probabilmente subito la perdita di piu' civili innocenti che di quelli
uccisi qui l'11 settembre, e con altre vittime a venire, visto che le
persone continueranno a morire per le ferite riportate, per le mine delle
bombe a grappolo e per la tossicita' dell'uranio impoverito.
Inoltre, dopo tutti questi anni, continuano ancora a strangolare Cuba.
Badate bene, questa non e' che una lista parziale.
In tutto questo non si e' fatto alcun passo in avanti per la pace che ci
avevano promesso, ne' per gli americani ne' per il resto del mondo.
Che diamine sta succedendo qui? Fin dall'infanzia ci e' stato insegnato che
la Guerra Fredda, incluso la Guerra di Corea, la Guerra del Vietnam, e le
enormi spese militari - quelle di cui siamo a conoscenza - beh, ci e' stato
insegnato che tutto cio' era stato necessario per combattere un'unica
minaccia: la Cospirazione Comunista Internazionale, che aveva sede a Mosca.
Quindi, cos'e' successo? L'Unione Sovietica si e' sciolta, il Patto di
Varsavia e' stato sciolto, gli stati satelliti dell'Europa orientale sono
diventati indipendenti, i comunisti di una volta sono addirittura diventati
capitalisti, ma niente e' cambiato nella politica estera americana.
Anche la NATO e' rimasta, la NATO che e' stata creata - almeno cosi' ci
avevano detto - per proteggere l'Europa occidentale contro l'invasione
sovietica; la NATO e' oggi piu' grande che mai, e, col passare del tempo,
sempre piu' grande e potente, una NATO con una missione globale. Lo statuto
della NATO fu persino invocato per giustificare la volonta' dei suoi membri
di unirsi agli Usa nell'invasione dell'Afghanistan.
Tutta questa storia e' stata una truffa all'americana: l'Unione Sovietica e
qualcosa chiamato comunismo di per se' non erano gli oggetti dei nostri
attacchi globali, non c'e' mai stata una Cospirazione Comunista
Internazionale; il nemico era e rimane qualsiasi governo, movimento, o anche
individuo, che si opponga all'espansione dell'Impero americano, qualsiasi
sia il nome che gli si affibbi, comunista, Stato Farabutto, trafficante di
droga, terrorista...
Credete che l'Impero americano sia contro il terrorismo? Come chiamate un
uomo che fa saltare un aeroplano uccidendo 73 persone? Che cerca di
assassinare svariati diplomatici? Che spara cannonate alle navi ancorate in
porti americani? Che piazza bombe in svariati edifici commerciali e
diplomatici negli Stati Uniti e all'estero? E altre decine di atti del
genere? Il suo nome e' Orlando Bosch; e' cubano e vive a Miami, e non e'
molestato dalle autorita'. La citta' di Miami una volta ha pure dedicato una
giornata in suo onore - l'Orlando Bosch Day. E' stato liberato dalla
prigione in Venezuela, dove era stato incarcerato per le bombe
sull'aeroplano, in parte grazie alle pressioni dell'ambasciatore americano
Otto Reich, che all'inizio di quest'anno e' stato assegnato al Dipartimento
di Stato di George W.
Nel 1988, dopo il ritorno di Bosch negli Stati Uniti, il Dipartimento di
Giustizia lo condanno' come pericoloso terrorista e si preparo' alla sua
espulsione, ma intervenne il Presidente Bush, il primo, aiutato dal figlio
Jeb Bush dalla Florida. Quindi, George W. e la sua famiglia sono contro il
terrorismo? Beh, si', sono contro quei terroristi che non sono alleati
dell'Impero.
A proposito, l'aereo che Bosch bombardo' era cubano, per questo motivo e per
una moltitudine di altri crimini efferati, e' ricercato a Cuba e i cubani ne
hanno chiesto l'estradizione. Bosch rappresenta per i cubani cio' che Osama
bin Laden rappresenta per gli americani. Ma gli Stati Uniti hanno rifiutato.
Potete immaginarvi la reazione di Washington se bin Laden fosse apparso a
l'Avana e se i cubani ne avessero negato l'estradizione negli Stati Uniti?
Potete immaginarvi la reazione degli Stati Uniti se l'Avana proclamasse il
giorno di Osama bin Laden?
Il supporto che Washington continua a dare a delle vere e proprie
organizzazioni terroristiche e' molto vasto. Forniamo qualche esempio
recente: gli albanesi hanno a lungo e ripetutamente compiuto attacchi
terroristici nel Kosovo e in svariate parti dei Balcani, ma sono stati
nostri alleati perche' hanno attaccato persone scomode per Washington.
I paramilitari colombiani, per quanto malvagi possano essere, non potrebbero
fare il loro sporco lavoro senza il supporto dei militari colombiani, i
quali a loro volta godono di un sostegno statunitense di fatto illimitato.
Basterebbero questi semplici fatti per rendere Washington non qualificata in
una guerra al terrorismo.
Bush, inoltre, inveisce spesso contro coloro che danno asilo ai terroristi.
Ma parla sul serio? Beh, quale paese ospita piu' terroristi degli Stati
Uniti? Orlando Bosch e' solo uno dei numerosi cubani anticastristi che
vivono a Miami e che hanno realizzato centinaia, se non migliaia, di atti
terroristici negli Stati Uniti, a Cuba e altrove; compiendo ogni tipo di
attacco incendiario, assassinio o bombardamento. Sono stati ospitati qui, al
sicuro, per decenni, cosi' come numerosi altri amici terroristi, torturatori
e violatori dei diritti umani, provenienti dal Guatemala, El Salvador,
Haiti, Indonesia e da altre parti del mondo, tutti alleati dell'Impero.
La CIA, mentre cerca terroristi nelle caverne dell'Afghanistan, si siede nei
bar di Miami e beve birra con dei terroristi.
Cosa dobbiamo fare noi di tutto questo? Come dobbiamo interpretare la
politica estera del nostro governo? Beh, se mai dovessi scrivere un libro
intitolato "The American Empire for dummies" (Si riferisce a una nota
collana di libri, tradotto letteralmente sarebbe "L'Impero americano per
negati", Ndt), a pagina uno scriverei: non cercare mai di trovare fattori
morali. La politica estera statunitense non contiene fattori morali nel
proprio DNA. Liberate la mente da quel fardello che vi impedisce di guardare
oltre ai cliche' e ai luoghi comuni.
Lo so che per gli americani, almeno per la maggior parte, non e' facile
prendere alla lettera cio' che sto dicendo, non e' un messaggio facile da
digerire. Vedono i nostri leader alla televisione e le loro foto sui
giornali, li vedono sorridere o ridere, li sentono raccontare barzellette,
li vedono con la loro famiglia, li sentono parlare di Dio e d'amore, di pace
e di legge, di democrazia e di liberta', di diritti umani, di giustizia e
persino di baseball. Come possono queste persone essere dei mostri? Come
possono essere chiamati immorali?
Questi hanno dei nomi come George, Dick e Donald, e nel gruppo non c'e'
nemmeno un Mohammed o un Abdullah, e parlano pure inglese, beh, George
quasi. Persone come Mohammed o Abdullah tagliano addirittura braccia o gambe
come punizione per un furto, mentre noi siamo ben consci di quanto tutto
cio' sia orribile, noi siamo troppo civilizzati per queste cose. Ma le
persone che hanno nomi come George, Dick e Donald lanciano bombe a grappolo
su citta' e villaggi, e spezzoni inesplosi di queste bombe diventano mine
terrestri che molto presto saranno raccolte o pestate da un bambino, il
quale, per questo, perdera' un braccio o una gamba, o entrambe le braccia o
le gambe, e, a volte, pure la vista; e non scordiamo che la parte della
bomba che esplode appena lanciata ha gia' provocato la sua parte di orrore.
Forse i nostri leader non sono immorali quanto amorali, non si puo' dire che
traggano piacere nel causare tutte queste morti e sofferenze, semplicemente
non gli interessa - se questa poi e' una distinzione che valga veramente la
pena di fare.
Finche' la morte e la sofferenza fanno avanzare il programma dell'Impero,
finche' le persone giuste e le giuste multinazionali conquistano benessere,
potere, privilegi e prestigio, finche' la morte e la sofferenza non li
toccano o non toccano persone a loro vicine, allora non conta; cosi' come
non contano i soldati americani che sono stati catapultati in guerra e che
tornano a casa - quelli che ci tornano - consumati dall'agente Orange
(Potente erbicida usato per la prima volta dai soldati americani durante la
guerra del Vietnam, ndt) o dalla Sindrome del Golfo. I nostri leader non
sarebbero in grado di ricoprire le loro posizioni se si facessero turbare da
queste cose.
Deve essere molto divertente fare il leader di un Impero di fatto glorioso,
inebriante la sensazione di poter fare qualsiasi cosa tu voglia a chiunque
tu voglia, per tutto il tempo che vuoi e adducendo qualsiasi spiegazione tu
voglia perche' tu detieni il potere, ecco, loro posseggono il potere e la
gloria.
Quando un paio di anni fa stavo scrivendo il mio libro, "Rogue State" (Con
la scusa della liberta', Il Saggiatore, Milano 2002), ho usato il termine
"Impero americano" che non credo di aver mai visto stampato prima di allora.
Ho usato il termine con cautela perche' non sapevo se il pubblico americano
sarebbe stato o meno pronto per esso, ma tanta cautela si e' rivelata
inutile, adesso infatti questo termine e' usato con orgoglio dai sostenitori
dell'Impero.
Per esempio, Dinesh D'Souza, un intellettuale conservatore dell'Istituto
Hoover, ha scritto all'inizio di quest'anno un articolo intitolato "In lode
all'Impero americano" in cui esorta gli americani a riconoscere il fatto che
ormai gli Stati Uniti "sono diventati un Impero, la potenza imperiale piu'
magnanima che ci sia mai stata".
Robert Kagan, della Fondazione Carnegie, ha scritto: "la verita' e' che
l'egemonia esercitata dagli Stati Uniti puo' essere benefica per una vasta
porzione della popolazione mondiale, e, questa, e' certamente una soluzione
internazionale migliore di tutte le altre alternative realistiche".
Il cronista d'agenzia Charles Krauthammer parla dell' "eccezionale e benigno
Impero" americano.
Questo e' il modo in cui le persone che appoggiano la politica estera
americana riescono ad avere la coscienza a posto: concludono, proclamano, e
magari pure credono, che la nostra politica estera sia una forza benevola,
un Impero illuminato che porta ordine, prosperita' e civilta' in tutte le
parti del globo; e, se siamo costretti ad andare in guerra, allora quella
sara' una guerra umanitaria.
Poiche' ho dedicato gran parte della mia vita a documentare minuziosamente
l'esatto contrario, a mostrare la notevole crudelta' e gli effetti degli
interventi Usa sulle persone in tutti gli angoli del mondo, potete capire
che se la mia reazione di fronte a certe rivendicazioni sia: Eh? Questi
intellettuali conservatori - che sia un ossimoro? - sono tanto amorali
quanto le persone che lavorano nella Casa Bianca e nel Pentagono. Dopo
tutto, le particelle di uranio impoverito non si trovano dentro i loro
polmoni a irradiarli per il resto della loro vita, il Fondo Monetario
Internazionale non sta mandando in bancarotta la loro economia e spaccando i
loro servizi di base, non sono le loro famiglie che vagano nel deserto come
rifugiati.
I leader dell'Impero, la mafia imperiale - Bush, Rumsfeld, Cheney, Powell,
Rice, Wolfowitz e Perle - e i loro portavoce sono tanto fanatici e
fondamentalisti quanto Osama bin Laden, e il cambio di regime che hanno
compiuto in Afghanistan gli ha veramente dato alla testa. Oggi Kabul, domani
il mondo.
Quindi, caro mondo, comincia ad abituarti: l'Impero americano, un film di
successo, proiettato, presto, anche nella tua citta'.
Qualche tempo fa ho sentito un sindacalista alla radio che proponeva quella
che lui chiamava "una soluzione radicale al problema della poverta': pagare
abbastanza le persone perche' possano sopravvivere".
Beh, io vorrei proporre una soluzione radicale al problema del terrorismo
anti-americano: smettete di dare ai terroristi un motivo per attaccare
l'America.
I nostri leader e i nostri mezzi di comunicazione ci hanno fatto credere che
siamo bersagliati a causa della nostra liberta', della nostra democrazia,
del nostro benessere, della nostra modernita', del nostro governo secolare,
della nostra semplice bonta' e altre storie che vanno bene per i libri di
scuola. George W. sta ancora ripetendo questi cliche' un anno dopo l'11
settembre. Forse ci crede anche, ma altri pubblici ufficiali hanno saputo
fare di meglio per un certo periodo.
Uno studio del Dipartimento della Difesa ha concluso nel 1997 che: "dati
storici mostrano una forte correlazione fra il coinvolgimento statunitense
in situazioni internazionali e l'incremento degli attacchi terroristici
contro gli Stati Uniti".
Jimmy Carter, qualche anno dopo aver lasciato la Casa Bianca, sostenne
inequivocabilmente tale conclusione e aggiunse:
Abbiamo mandato i Marines nel Libano e dovete semplicemente andare in
Libano, in Siria o in Giordania per sperimentare sulla vostra pelle l'odio
intenso che queste persone nutrono verso gli Stati Uniti. Tutto cio' e'
dovuto ai nostri bombardamenti, alle nostre uccisioni impietose di
innocenti - donne e bambini, agricoltori e casalinghe - in quei villaggi
attorno a Beirut... Come risultato... siamo diventati una specie di Satana
nelle menti di costoro e ci portano un rancore profondo. Questo e' cio' che
ha favorito la cattura di ostaggi americani e ha causato alcuni attacchi
terroristici.
I terroristi responsabili del bombardamento al World Trade Center nel 1993,
mandarono una lettera al New York Times che cominciava cosi': "Dichiariamo
la nostra responsabilita' nell'esplosione dell'edificio. Quest'azione e'
stata fatta come risposta al supporto politico, economico e militare
americano allo stato terrorista israeliano e alle altre dittature della
regione".
Infine, negli ultimi anni, membri di al Qaeda hanno ripetutamente chiarito
che odiano gli Stati Uniti per cose come il sostegno americano ai massacri
israeliani e i bombardamenti sull'Iraq.
Ulteriori prove di quello che sto dicendo si possono trovare nei miei libri,
insieme a una lunga lista di azioni Usa nel Medio Oriente che hanno fatto
scaturire l'odio verso la politica estera americana.
Non credo, in ogni caso, che la poverta' giochi un grande ruolo nella
creazione dei terroristi, non dobbiamo confondere il terrorismo con la
rivoluzione.
Gli attacchi non finiranno finche' continueremo a bombardare persone
innocenti, a devastare villaggi e grandi citta' antiche, e ad avvelenare
l'aria e il patrimonio genetico delle persone con l'uranio impoverito. Gli
attacchi non finiranno finche' supporteremo disgustosi violatori dei diritti
umani che opprimono la loro gente, non finiranno finche' continueremo a fare
tante cose orribili. Continueremo a incrementare le operazioni di sicurezza
che stanno trasformando il nostro paese in uno stato di polizia che,
peraltro, non ci rende affatto piu' sicuri.
Non soltanto le persone in Medio Oriente hanno dei buoni motivi per odiare
cio' che fa il nostro governo, abbiamo anche creato un gran numero di
potenziali terroristi in tutta l'America Latina, durante mezzo secolo di
azioni molto peggiori di quelle in Medio Oriente. Credo che, se i
latino-americani condividessero il credo di molti musulmani, ovvero che
sacrificando la loro vita nel martirio contro il grande nemico si vada
direttamente in paradiso, allora avremmo avuto alle nostre spalle decenni di
ripetuti orrori terroristici provenienti dal sud dei nostri confini. In ogni
caso, abbiamo subi'to per anni molti attacchi terroristici non suicidi,
contro gli americani e contro i loro palazzi nell'America Latina.
Poi ci sono gli abitanti dell'Asia e dell'Africa, e la storia non cambia.
Il Dipartimento di Stato ha recentemente tenuto una conferenza su come
migliorare l'immagine americana all'estero per ridurre il livello di odio.
Ecco su cosa stiamo lavorando, sull'immagine e non sul cambio di strategie
politiche.
Ma sulla tabella segnapunti leggiamo: dal 1945 fino alla fine del secolo,
gli Stati Uniti hanno tentato di rovesciare piu' di 40 governi stranieri, di
sedare piu' di 30 movimenti popolari che lottavano contro regimi
intollerabili. In questo processo, gli Stati Uniti hanno bombardato circa 25
paesi, causato la morte di svariati milioni di persone e condannato molti
altri milioni di persone a una vita di miseria e di disperazione.
Se io fossi il Presidente, potrei fermare gli attacchi terroristici contro
gli Stati Uniti in pochi giorni. Per sempre. Prima di tutto chiederei
scusa - in pubblico e sinceramente - a tutte quelle vedove e a quegli
orfani, ai torturati e ai depauperati, e a tutti gli altri milioni di
vittime dell'imperialismo americano. Poi annuncerei che gli interventi
globali americani sono finiti e informerei Israele che non e' piu' il
cinquantunesimo stato dell'unione ma - per quanto possa sembrare strano - un
paese straniero. Ridurrei inoltre le spese militari di almeno il 90% e
userei quei risparmi come risarcimento per le nostre vittime e per ripagare
i danni dei nostri bombardamenti. Ci sarebbero soldi a sufficienza. Sapete a
quanto ammonta la spesa militare annuale? Un anno equivale a piu' di 20.000
dollari l'ora per ogni ora trascorsa dal giorno che nacque Gesu' Cristo.
Questo e' cio' che farei nei miei primi tre giorni di governo alla Casa
Bianca, il quarto giorno sarei assassinato. A pagina due di "The american
empire for dummies" metterei in un riquadro evidenziato di rosso acceso:
A seguito dei loro bombardamenti in Iraq, gli Stati Uniti hanno acquisito
basi militari in Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Quatar, Oman e negli
Emirati Arabi.
A seguito dei loro bombardamenti in Jugoslavia, gli Stati Uniti hanno
acquisito basi militari in Kosovo, Albania, Macedonia, Ungheria, Bosnia e
Croazia.
A seguito dei loro bombardamenti in Afghanistan, gli Stati Uniti stanno
acquisendo basi militari in Afghanistan, Pakistan, Kazakistan, Uzbekistan,
Tagikistan, Kyrgyzstan, Georgia e probabilmente ovunque in quella regione.
Non sono stati molto astuti, vero? Non e' che siano passati inosservati. Gli
uomini che mandano avanti l'Impero non s'imbarazzano facilmente, e questo e'
il modo in cui l'Impero cresce: una base in ogni angolo del mondo, pronta
per essere mobilitata a comando per ogni minaccia, sia essa reale o
fittizia. Cinquantasette anni dopo la fine della seconda guerra mondiale,
gli Stati Uniti hanno ancora grandi basi militari in Germania e in Giappone;
quarantanove anni dopo la fine della guerra di Corea, i militari
statunitensi sono ancora presenti nella Corea del Sud.
Una relazione del Pentagono di un paio di anni fa diceva:
Il nostro obiettivo primario e' prevenire la ricomparsa di un nuovo rivale,
sia nel territorio della vecchia Unione Sovietica che altrove... Dobbiamo
mantenere attivi i meccanismi di deterrenza nei confronti di eventuali
concorrenti che aspirino anche solo ad avere un ruolo maggiore sia a livello
locale che mondiale.
Il bombardamento, l'invasione e l'occupazione dell'Afghanistan sono serviti
a istituire un nuovo governo che sara' sufficientemente condiscendente agli
obiettivi internazionali di Washington, inclusa l'istallazione di basi
militari, di stazioni per l'intercettazione delle comunicazioni e, forse
piu' importante di tutto, il controllo su sicuri oleodotti e gasdotti che
attraversano l'Afghanistan e che partono dalla regione del mar Caspio, del
quale, sono certo, molti di voi avranno sentito parlare.
Per anni i baroni americani del petrolio hanno messo gli occhi sulle vaste
riserve di petrolio e di gas nell'area del mar Caspio, considerando ideale
una strada che attraversi l'Afghanistan e il Pakistan per arrivare
all'Oceano Indiano, e lasciando cosi' la Russia e l'Iran fuori dal progetto.
I petrolieri sono stati molto espliciti verso questo progetto dandone, per
esempio, schietta testimonianza davanti al Congresso.
Adesso hanno messo i loro occhi sulle ancor piu' grandi riserve petrolifere
dell'Iraq, e, se gli Stati Uniti rovesceranno il governo di Saddam e lo
sostituiranno con un governo fantoccio come hanno fatto in Afghanistan, le
compagnie petrolifere americane si istalleranno in Iraq e faranno un festino
mentre l'Impero americano aggiungera' ai suoi assoggettati un altro paese e
installera' qualche nuova base; oppure, come disse molti anni fa il Generale
William Looney, a capo delle forze anglo americane che volano sopra l'Iraq e
lo bombardano quasi tutti i giorni:
Se accendono i loro radar noi faremo saltare in aria i loro fottuti missili.
Lo sanno che possediamo il loro paese e il loro spazio aereo... Siamo noi
che dettiamo il loro modo di vivere e di parlare, e questo e' cio' che al
momento c'e' di grandioso parlando dell'America. E' una cosa buona,
specialmente visto che li' c'e' un sacco di petrolio di cui abbiamo bisogno.
E' da un paio di mesi che assistiamo a uno spettacolo di varieta',
spacciatosi per un programma di dibattito, che discute se sia giusto o meno
attaccare una nazione sovrana che non ci ha attaccati, che non ha minacciato
di attaccarci, e che sa benissimo che, per loro, attaccarci significherebbe
un suicidio istantaneo di massa.
Questa discussione e' assurda non solo perche' l'Iraq non rappresenta una
minaccia di nessun tipo - a quest'ora lo dovrebbero sapere anche i
marziani - ma anche perche' la nostra mafia imperiale lo sa benissimo.
Ci hanno raccontato un sacco di storielle sul perche' l'Iraq rappresenti un
pericolo, una minaccia imminente, una minaccia nucleare, una minaccia sempre
piu' pericolosa ogni giorno che passa, ci hanno detto che l'Iraq e' uno
stato terrorista, che ha legami con al Qaeda, ma queste sono sempre
risultate storie senza fondamento. Ci hanno detto e ripetuto a lungo che
l'Iraq doveva concedere il rientro degli ispettori agli armamenti e poi,
quando l'Iraq ha acconsentito, hanno detto, "no, no, non e' abbastanza".
Fra quanto incolperanno l'Iraq dell'attentato a Bali?
Tutto cio' ha un senso? Perche' scatenare una guerra in assenza di un
conflitto? Io dico che tutto cio' ha senso solo se capiamo che la causa non
e' da ricercarsi in Saddam Hussein e nella sua crudelta', nelle sue armi o
nel suo terrorismo. La causa effettiva e' che l'Impero ha ancora fame, si
vuole sfamare con l'Iraq e con il suo petrolio, e ha bisogno di addurre
delle scuse per soddisfare i creduloni. Dopo di che, si mangeranno anche
l'Iran.
Nel caso non ve ne foste accorti, l'Impero non si accontenta solo della
Terra, l'Impero si e' ufficialmente esteso allo spazio aperto; il Pentagono,
infatti, non solo lo ammette con orgoglio ma ha pure trovato un bel nome per
questa tendenza, la chiama "dominazione a pieno raggio", hanno progettato
per anni di combattere delle guerre spaziali, siano esse provenienti dallo
spazio o disputate nello spazio stesso, e questa e' una citazione.
Se vi steste chiedendo "perche' no" riguardo al caso dell'Iraq, io credo -
come molti hanno detto - che le prossime elezioni saranno fondamentali. Si
decidera' quale partito controllera' il Congresso, e non c'e' niente di
meglio che parlare di guerra e di come difendere l'America per persuadere
gli elettori e far loro dimenticare allo stesso tempo problemi come
l'economia e l'assistenza sanitaria.
Oltre a tutte le assurdita' e alle bugie che ci hanno propinato, cio' che in
questo periodo mi ha colpito e inquietato di piu', e' stata la totale
assenza, nei media, di discorsi riguardanti gli aspetti pratici di una
guerra come, per esempio, il fatto che gli attacchi Usa all'Iraq colpiranno
anche persone, distruggeranno case, scuole, ospedali, lavori e futuro.
Il dibattito si e' focalizzato interamente sull'ipotesi di attaccare o meno
il diabolico Saddam con le sue supposte, terribili armi. Tutta la sofferenza
umana che una guerra reca non e' degna di nota. Non e' strano?
Ci sono altri fatti assenti dalle discussioni; per esempio, per un lungo
periodo negli anni '90 gli ispettori ONU hanno trovato e distrutto grandi
quantitativi di armi chimiche, biologiche e nucleari in Iraq.
Sono sicuro che la maggior parte degli americani e' convinta che Saddam
abbia, di fatto, nascosto tutte le sue armi e che riuscira' a scamparla di
nuovo nel caso in cui le ispezioni riprendessero. Ma questo non e' cio' che
e' accaduto: Scott Ritter, capo degli ispettori agli armamenti dell'ONU in
Iraq, ha recentemente detto:
Dal 1998 l'Iraq e' stato fondamentalmente disarmato; il 90-95% delle armi di
distruzione di massa irachene sono state eliminate in modo verificabile.
Questo include anche tutte le industrie usate per produrre le armi chimiche,
biologiche e nucleari, i missili a lunga gittata, l'equipaggiamento
connesso, e la maggioranza dei prodotti fabbricati da queste industrie.
Il direttore generale dell'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica,
Mohamed El Baradei, ha scritto che la sua agenzia:
ha smantellato vasti impianti connessi alla fabbricazione di armi nucleari.
Abbiamo neutralizzato il programma nucleare iracheno, confiscato i materiali
utilizzabili per la fabbricazione di armi, distrutto, rimosso o reso innocue
tutte le fabbriche e l'equipaggiamento rilevante nella produzione di armi
nucleari.
Ogni grande campagna bellica americana ha portato con se' le proprie bugie,
ma nessuna e' stata cosi' grande come la penultima. Ve lo devo ricordare.
Ci hanno detto che i bombardamenti della NATO e dell'ONU in Jugoslavia nel
1999 sono stati fatti per salvare i kosovari dalla pulizia etnica perseguita
dai serbi; e, siccome la pulizia etnica e' finalmente finita, questo vuol
dire che hanno funzionato. Giusto? Prima c'era la pulizia etnica, poi ci
sono stati i bombardamenti, e in seguito la fine della pulizia etnica. Cosa
ci puo' essere di piu' semplice? Sono sicuro che circa il 90% degli
americani credano a questa concatenazione di eventi, e credo che anche molti
di voi lo pensino.
Purtroppo, era tutta una bugia, i bombardamenti non hanno posto fine alla
pulizia etnica, bensi' l'hanno causata. Le sistematiche deportazioni forzate
di un gran numero di kosovari - cio' che noi chiamiamo pulizia etnica - non
sono cominciate se non due giorni dopo l'inizio dei bombardamenti, e furono
chiaramente una reazione delle forze serbe di fronte alla rabbia e ai
sentimenti di impotenza causati da tali bombardamenti a tappeto. Tutto cio'
si puo' verificare facilmente leggendo i quotidiani di un paio di giorni
prima dell'inizio dei bombardamenti, la notte tra il 23 e il 24 marzo, e i
quotidiani dei giorni successivi, o semplicemente guardando la prima pagina
del New York Times del 26 marzo che riporta:
Dopo l'inizio dei bombardamenti della NATO, una paura crescente che i serbi,
per rappresaglia, decidessero di conseguenza di sfogare la loro rabbia
contro i civili facenti parte dell'etnia albanese, si e' impadronita di
Pristina [la citta' principale del Kosovo].
Il giorno dopo, il 27 marzo, troviamo il primo riferimento a una "marcia
forzata" o a qualcosa del genere.
Com'e' possibile che una bugia tanto grossa possa essere stata raccontata
agli americani e che loro se la siano bevuta senza strozzarsi? Uno dei
motivi e' certamente che i media non rilevano esplicitamente le menzogne
ufficiali, nel migliore dei casi, bisogna leggere tra le righe.
C'e' una storia che risale alla Guerra Fredda di un gruppo di scrittori
russi che girano per gli Stati Uniti. Essi rimangono stupiti nello scoprire,
dopo aver letto i giornali e guardato la televisione, che quasi tutte le
opinioni sui fatti salienti fossero le stesse. "Nel nostro paese", disse uno
di loro, "per avere quel risultato, bisogna instaurare una dittatura, noi
imprigioniamo la gente e la torturiamo, voi non fate nulla di tutto cio', e
allora come ci riuscite? Qual e' il vostro segreto?"
C'e' qualcuno di voi in grado di additare un solo quotidiano americano che
tre anni fa si sia opposto, inequivocabilmente, ai bombardamenti della NATO
e degli Usa in Jugoslavia?
C'e' qualcuno di voi in grado di additare un quotidiano americano che undici
anni fa si sia opposto, inequivocabilmente, ai bombardamenti americani in
Iraq?
C'e' qualcuno di voi in grado di additare un quotidiano americano che si sia
opposto, inequivocabilmente, ai bombardamenti americani in Afghanistan?
Non vi sembra eccezionale? In una presunta societa' libera, con una presunta
stampa libera che conta circa 1.500 quotidiani, le probabilita' che questo
succeda sono quasi nulle, ma questa invece e' la realta'.
Suppongo che adesso qualcuno di voi vorrebbe che gli dicessi come porre fine
a tutte queste cose terribili e assurde di cui vi ho parlato. Beh, buona
fortuna a tutti voi.
Posso dire che, personalmente, parto dal presupposto che, se un quantitativo
sufficiente di persone arriva a capire quello che il loro governo sta
facendo e il male che sta compiendo, a un certo punto il numero di queste
persone potra' raggiungere la massa critica perche' si attuino dei
cambiamenti. Puo' darsi, pero', che ci voglia ancora molto tempo perche'
cio' accada, spero comunque di vivere abbastanza per vederlo.
Sono sicuro che se tutti gli americani potessero vedere da vicino le vittime
delle bombe lanciate dal loro governo, vedere i frammenti dei corpi, sentire
l'odore della carne che brucia, vedere le case, le vite e le comunita'
devastate, allora chiederebbero cosi' prepotentemente la fine di questi
orrori, che anche i pazzi mafiosi dell'Impero non potrebbero ignorarli. Ma
come far vedere le vittime agli americani? Molti dei presenti non hanno
bisogno di vedere scene orribili per opporsi alla politica dei pazzi, ma la
maggior parte degli americani si'. Se potessimo far capire perche' proviamo
tutta questa empatia per le vittime, tutta questa capacita' immaginativa,
allora avremmo un buon strumento organizzativo.
Gandhi una volta disse: "quasi tutto cio' che farai sara' insignificante, ma
dovrai comunque farlo". Il motivo per cui io devo fare cio' che faccio e'
insito in un'altra massima citata da molti capi religiosi: "non facciamo
queste cose per cambiare il mondo, ma in modo che il mondo non ci cambi".
Sam Smith, un giornalista di Washington, che qualcuno di voi conoscera', nel
suo nuovo libro fa notare che: "Quelli che pensano che la storia ci abbia
lasciato indifesi, dovrebbero ricordarsi degli abolizionisti degli anni
attorno il 1830, delle femministe del 1870, dei sindacalisti operai del 1890
e degli scrittori gay e delle scrittrici lesbiche degli anni intorno al
1910. Loro, come noi, non hanno scelto quando nascere ma, come noi, hanno
scelto cosa fare delle loro vite".
Poi ci chiede: sapendo quello che sappiamo su come si sono evoluti certi
fatti, ma sapendo anche quanto tempo hanno impiegato per evolversi, saremmo
stati abolizionisti negli anni '30, femministe negli anni '70 e cosi' via?
Non sappiamo che sorprese ci riservi la storia quando le diamo una spinta,
ne', viceversa, quando e' la storia stessa a darcela. Negli anni '60
lavoravo per il Dipartimento di Stato ed ero deciso a diventare diplomatico.
Non avrei immaginato che sarei presto diventato un delirante ed esaltato
comunista-sinistroide-nemico-sovversivo di tutto cio' che ci sia di decente
e di benedetto, perche' una cosa di nome Vietnam stava per accadere. Ci
rimane, comunque, speranza per il futuro.
Fatemi concludere con due delle massime politiche che uscirono dopo lo
scandalo del Watergate degli anni '70.
La Prima Legge Watergate dei Politici Americani dice: "Non importa quanto tu
sia paranoico, quello che il governo sta attualmente facendo e' peggio di
cio' che credi".
La Seconda Legge Watergate dice: "Non credere in nulla finche' non viene
ufficialmente smentito".
Entrambe le leggi sono ancora valide.

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William Blum ha lasciato il Dipartimento di Stato nel 1967, rinunciando a
divenire funzionario del Ministero degli Esteri, a causa della sua personale
avversione alla guerra in Vietnam. Nel 1969, ha scritto e pubblicato un
libro denuncia sulla CIA rivelando i nomi e gli indirizzi di oltre 200
dipendenti dell'agenzia. Blum e' stato giornalista freelance negli Stati
Uniti, in Europa e in Sud America. Nel 1999, ha ricevuto il premio da
Project Censored per "il giornalismo esemplare" per un articolo che
raccontava come, negli anni '80, gli Stati Uniti avevano fornito materiali
all'Iraq per lo sviluppo di armi chimiche e batteriologiche. In Italia ha
pubblicato "Il libro nero degli Stati Uniti", trad. di G. Bizzi, M.F.
Marino, R. Masini, C. Vatteroni, I. Zini, Fazi Editore, Roma, 2003 e "Con la
scusa della libertà - Si può parlare di impero americano?", trad. Sergio
Notari, Marco Tropea Editore, Milano, 2002.