Chuck Palahniuk - "Gang Bang" [ scheda libro ]

Feb
23

Genere: mainstream
Pagine: 208
Editore: Mondadori
Collana: Strade blu
Anno di pubblicazione: 2008

L’attesa è finita.
A tre anni di distanza da Cavie, il Maestro è tornato con un nuovo romanzo. Dopo capolavori del calibro di Fight club e Survivor, e in attesa che arrivi il film tratto da Soffocare, un romanzo come si deve era quello che tutti volevano. Anche perché – è giusto dirlo – il sopraccitato Cavie non era granché…

La trama in due parole: in un punto imprecisato dell’America (non è importante il dove), stanno per compiere un’impresa che “rimarrà fino alla fine dell’umanità”, qualcosa di insuperabile: una gang bang con 600 attori. E non c’è altro da aggiungere.
Parlando del testo, abitualmente, nei romanzi di Palahniuk, il racconto avviene per salti. La narrazione balza avanti e indietro nel tempo costruendo una fitta rete che a ogni passaggio lascia qualcosa al lettore. Qualcosa sul personaggio, qualcosa sulla storia o qualcosa sul nostro mondo.
Ma questa volta c’è una novità: le voci narranti sono ben quattro. Tre uomini e una donna. Fatto curioso che gli uomini vengono sempre indicati coi numeri di riferimento assegnati dalla casa di produzione del film, che li tiene chiusi in uno stanzone in attesa che Cassie Wright, regina del porno, riesca nel suo intento o tiri le cuoia... Tre uomini e una donna, dicevamo: nr. 72, 137, 600 e poi Sheila. Nello specifico, un ragazzo convinto di essere il figlio di Cassie; un attore decaduto che ingoia Viagra come se fossero mentine e Branch Bacardi, vecchia gloria del porno e probabile padre del numero 72... E infine Sheila, una la vera mente che sta dietro questa impresa che immortalerà per sempre nella Storia la signora Wright, che nel romanzo conosceremo solo apprenderemo dagli spezzoni dei suoi film proiettati nella grande sala d’attesa, mentre lei rimarrà sempre dietro lo quinte “narrative”, rimanendo quasi intoccabile avvolta in un’aura di mistero.
Non mancano le secchiate di acqua fredda – vero marchio di fabbrica dell’autore – che qua e là saltano fuori dal testo portando una ventata di realtà nell’illusione narrativa: “Questo branco di segaioli. Questi maniaci della pippa. Sono loro che hanno ucciso il Betamax Sony. Che hanno sancito il trionfo del VHS sulla tecnologia Beta. Che si sono portati a casa la prima, costosa generazione di Internet. Che hanno resa possibile l’idea stessa del web. Sono i loro soldi malinconici ad aver pagato per i server. Sono stati i loro acquisti di pornografia online a far nascere le tecnologie di compravendita, tutti i firewall e i sistemi di sicurezza che permettono a ebay e Amazon di esistere.”

Chi ama i romanzi in terza persona densi di descrizioni dettagliate di ogni singolo oggetto, luogo o personaggio, stile romanzo ottocentesco, dovrebbe astenersi da questa lettura.
Palahniuk è figlio del minimalismo americano – corrente ormai estinta di cui possiamo ricordare il Bret Easton Ellis di Meno di zero e American psycho – e non vi spiegherà di che colore erano le pareti della stanza né quanto era grande. Ma neanche che erano in una stanza, a meno che non sia strettamente necessario. Scrivere l’essenziale vuol dire scrivere l’essenza, quello che davvero serve. Il resto sarebbero solo parole al vento. E in fondo scrivere solo il necessario era anche uno degli insegnamenti del nostro Calvino.

In conclusione, quindi, un grande ritorno. La trama c’è, e il freddo cinismo di sempre non lasceranno delusi gli appassionati e non mancherà di stupire nuovi lettori, a cui si consiglia di dare un’occhiata anche alle vecchie opere dell’autore statunitense.

Marco Negri
www.marconegri.info